Ddl Zan: un punto di partenza. Per andare oltre

17.05.2021
Roma. Manifestazione del 15 maggio 2021
Roma. Manifestazione del 15 maggio 2021

Il 17 maggio del 1990 l'Oms eliminava dall'elenco delle malattie mentali l'omosessualità, riconoscendola come "parte dell'identità umana".

Nel 2004 l'Unione Europea e le Nazioni Unite istituiscono la Giornata internazionale contro l'omofobia, la bifobia e la transfobia, con l'obbiettivo di promuovere e coordinare eventi internazionali di sensibilizzazione e prevenzione per contrastare il fenomeno dell'omofobia, della bifobia e della transfobia.

Nel 2020 sono stati riportati 179 casi di discriminazione o aggressione , ma questo non è che un numero parziale. I report attuali non sono completi, talvolta riferiscono numeri diversi fra di loro, questo perchè, quando pure si denuncia una violenza, è difficile che venga riconosciuta la matrice della discriminazione - a partire dalle forze dell'ordine che ignorano da cosa si origini la violenza - in quanto non esiste una legge che vada ad identificare il reato con il suo nome specifico: omo-lesbo-bi-trans-fobia. È impossibile, quindi, avere un'elencazione precisa di ciò che avviene in Italia quotidianamente.

A livello statale solo l'Oscad si occupa della raccolta dei dati riguardanti le discriminazioni omotransfobiche, ma neppure i numeri riportati da questo Osservatorio sono esaustivi e precisi.

Secondo la classifica stilata da ILGA Europe (International Lesbian and Gay Association) sul piano delle tutele dei diritti e dell'eguaglianza delle persone LGBTIQIA+ l'Italia è al 23esimo posto tra gli Stati dell'Unione Europea.

I dati della Gay Help Line segnalano che nel 2020 c'è stato un incremento significativo della violenza omotransfobica. Dallo studio emerge che molti casi hanno luogo proprio in ambiente familiare.

Dopo 25 anni di tentativi - le prime proposte furono presentate nel 1996 - il 4 novembre scorso, con 265 voti favorevoli, 193 contrari e 4 astenuti, viene approvato alla Camera il cosiddetto ddl Zan, al fine di stabilire "misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere e sulla disabilità" (qui il testo approvato alla Camera ). Il testo è ora al vaglio del Senato, rimasto fermo per mesi a causa dell'opposizione di Lega e Fratelli d'Italia, con le loro proposte di versioni alternative del testo volte semplicemente ad interrompere l'iter legislativo.


Cosa prevede la legge

Il disegno di legge approvato dalla Camera è costituito da dieci articoli, i primi sei riguardano l'ambito penale, i restanti quattro concernono misure preventive, di contrasto e tutela delle soggettività oggetto del testo.

All'art.1 troviamo le definizioni di sesso, genere, orientamento sessuale e identità di genere. Questo articolo risulta necessario nel rispetto del principio di tassatività delle norme penali, al contempo però, rischia di dare definizioni troppo rigide, semplicistiche, che non tengono conto della complessità nella determinazione dell'identità e non solo. Segue la parte più consistente del ddl Zan, che concerne la modifica degli articoli 604 bis e 604 ter del codice penale.

I due articoli del codice penale vengono ampliati: i reati costituiti da qualsiasi condotta di istigazione o commissione di fatti o attività volti a provocare discriminazioni e violenza non attengono più solo a motivi "etnici, razziali e religiosi" ma anche al sesso, il genere, l'orientamento sessuale, l'identità di genere e la disabilità.

È inoltre vietata ogni forma di organizzazione, associazione o movimento avente tra i propri scopi la discriminazione o la violenza basata sulle motivazioni di cui sopra. La parte relativa alla propaganda, invece, - che attualmente punisce la propaganda di idee fondate sulla superiorità e sull'odio razziale o etnico - resta invariata, non viene estesa in alcun modo.

L'ampliamento dell'art. 604 ter, poi, estende la circostanza aggravante ai reati commessi per motivazioni fondate sull'orientamento sessuale, l'identità di genere, e l'abilismo; questo comporta un aumento della pena. Attualmente una persona discriminata a causa del suo orientamento sessuale, ad esempio, può solo ricorrere ad aggravanti comuni, le quali non sono sufficienti. Che una persona subisca un'aggressione per una motivazione singolare, variegata, circoscritta nel tempo - non per questo giustificabile o di minor conto, si noti bene -, è diverso che la medesima violenza vada a colpire una persona omosessuale ad esempio. In quel caso l'aggressione sarà frutto di un problema endemico, sistemico, sarà causata sempre da: omofobia, transfobia, misoginia, abilismo.

Pertanto non è sufficiente il ricorso ad una circostanza aggravante comune come vorrebbero alcuni esponenti delle destre, è necessario vi sia una tutela specifica in ragione della matrice specifica della discriminazione.

Vi è poi l'art. 4 il quale attiene "al pluralismo delle idee e alla libertà delle scelte" - la cosiddetta clausola salva-idee. Questo articolo non fa che ribadire un principio costituzionale: l'art. 21 cost. già tutela la libera manifestazione del pensiero - questa non rischia di essere minata a causa del ddl Zan come alcunə esponenti politicə continuano a ripetere - per cui chiunque può esprimere le proprie idee "purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti" (riprendendo sempre l'art. 4 del ddl Zan).

In quanto alle misure preventive di contrasto alle discriminazioni e di tutela è prevista: 

• l'istituzione della Giornata nazionale contro l'omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia "al fine di promuovere la cultura del rispetto e dell'inclusione nonché di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere, in attuazione dei princìpi di eguaglianza e di pari dignità sociale sanciti dalla Costituzione";

• l'attribuzione all'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (UNAR) del compito di elaborare "con cadenza triennale una strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni per motivi legati all'orientamento sessuale e all'identità di genere" tramite misure relative all'educazione, all'istruzione, al lavoro, alla sicurezza, alla situazione carceraria, alla comunicazione e ai media

• la realizzazione di centri contro le discriminazioni;

• ed infine che l'ISTAT, con cadenza almeno triennale, si occupi di una rilevazione statistica in merito alla situazione italiana quanto a discriminazione per "motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, oppure fondati sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere e del monitoraggio delle politiche di prevenzione".


I fondi sono insufficienti e le misure preventive non sono chiare

Il rischio dell'impianto legislativo - di tipo sanzionatorio e disciplinare - è che non sia sufficiente a decostruire la violenza strutturale che colpisce tutti i giorni le soggettività discriminate. È importante che venga stigmatizzata la violenza, che venga presa posizione nel senso di condannare gli atti di violenza e risarcire la vittima, ma non basta un'attribuzione di colpe ai singoli, bisogna riconoscere con più decisione le problematiche di un sistema complice dell'oppressione delle persone LGBTQIA+. Un sistema che deve assumersi le sue responsabilità, con un ampliamento dei servizi pubblici volti alla formazione delle forze dell'ordine, di giudici, avvocatə, personale sanitario, insegnanti, perchè siano i primi conoscitori (e conoscitrici) e propulsori di una cultura volta all'inclusione, al rispetto e all'eguaglianza, in linea con l'art. 3 della Costituzione, quando sancisce l'eguaglianza formale, ma anche quella sostanziale, della quale deve farsi carico lo Stato con azioni concrete.

Guardando la legge Mancino viene spontaneo chiedersi se essa sia stata sufficiente a sradicare il razzismo dall'Italia con il suo impianto sanzionatorio o se invece non sia necessario anche un lavoro di tipo diverso, anzitutto culturale.

Un'altra questione non di poco conto attiene alla parte in cui la legge Zan prevede l'istituzione di centri antiviolenza per le persone LGBTQIA+, dove sarebbe possibile trovare assistenza legale, sanitaria, psicologica. Vengono però stanziati solo 4 mln del Fondo pari opportunità, che se si guarda alle condizioni in cui versano gli attuali centri antiviolenza per le donne, i consultori, se si ascoltano le testimonianze di realtà come "Non una di meno", ci si rende subito conto di quanti pochi siano.

Sono necessari spazi che siano davvero inclusivi, spazi autonomi e di autodeterminazione, sicuri, e soprattutto - per avere cambiamenti radicali - sono necessari piani culturali ed economici ben strutturati e precisi, i quali si spera non tarderanno ad arrivare una volta conclusosi l'iter legislativo e l'approvazione della legge Zan.

« Per la legge zan e molto di più: non un passo indietro »

Nonostante i numeri a riguardo non siano chiari, è difficile ignorare le micro-aggressioni - che siano queste verbali o fisiche - che le persone LBGTQIA+ e con disabilità - perchè non è da dimenticare che la legge Zan è volta anche al contrasto dell'abilismo, seppure a tal riguardo il testo risulta ancora meno preciso - vivono tutti i giorni, ma allo stesso modo non sono trascurabili nemmeno tutte le altre forme di oppressione e di discriminazione che le riguardano. Ecco perchè serve un allargamento del welfare, di politiche per il contrasto all'esclusione sul lavoro, riforme a livello sanitario e di accesso ai servizi per la salute e dell'istruzione.

Un ruolo ancora più importante giocano le scuole e tutte quelle realtà in cui è possibile operare un lavoro di tipo culturale, senza il quale i cambiamenti legislativi non sarebbero sufficienti.

È necessario venga introdotta un'educazione al rispetto, alle differenze, alla sessualità, all'affettività per creare una vera cultura dell'inclusione, che vada oltre la cornice eteronormativa e binaria e punti sulla normalizzazione delle differenze e le consideri parte integrante dell'espressione dell'identità umana.

Quando le destre, la Cei discutono di cosa sia o non sia una famiglia, di quali comportamenti siano o meno naturali, dimenticano quella che è banalmente la realtà fattuale, negano l'esistenza di qualcosa che è già lì, negano l'esistenza di famiglie e persone che non rientrano nella loro visione statica del mondo. La legge Zan deve essere solo l'inizio di una lunga strada volta a riconoscere e tutelare questa realtà sociale. Le piazze dei giorni scorsi sono espressione proprio di questa società civile, di una volontà popolare che vuole un cambiamento nel solco delineato dal ddl Zan, e che non può essere ignorata.

                                                                                                                        Di Celeste Ferrigno

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